Parità tariffaria: cosa può fare oggi un hotel in Italia, Svizzera e UE

Primopiano · · 2 min di lettura

In breveSì: oggi un hotel in Italia, in Svizzera e nel resto dello Spazio economico europeo può offrire sul proprio sito un prezzo più basso di quello che pubblica sui portali. In Italia le clausole di parità sono nulle dal 2017, in Svizzera sono vietate dal dicembre 2022 e nell'UE il Digital Markets Act le vieta a Booking.com dal novembre 2024.

Cos'era la parità tariffaria

Per anni i contratti con le grandi OTA hanno contenuto clausole di parità: l'hotel si impegnava a non offrire altrove, e in particolare sul proprio sito, prezzi o condizioni migliori di quelli pubblicati sul portale. Il risultato era che il sito ufficiale non poteva battere il portale, e l'ospite non aveva motivo di prenotare direttamente.

Italia: nulle dal 2017

La Legge annuale per il mercato e la concorrenza (legge 124/2017, articolo 1, comma 166), in vigore dal 29 agosto 2017, dichiara nullo ogni patto con cui una struttura ricettiva si obbliga a non offrire alla clientela finale prezzi o condizioni migliori di quelli praticati tramite soggetti terzi. In pratica: l'hotel può fare sul proprio sito, al telefono o al banco un prezzo più basso di quello dei portali.

Svizzera: vietate dal dicembre 2022

In Svizzera la modifica della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl, articolo 8a), in vigore dal 1° dicembre 2022, vieta alle piattaforme di prenotazione online di imporre clausole di parità dei prezzi alle strutture ricettive.

Unione europea: il Digital Markets Act

Booking.com è stata designata "gatekeeper" ai sensi del Digital Markets Act e i relativi obblighi si applicano dal 14 novembre 2024. La piattaforma non può imporre requisiti di parità di alcun tipo, contrattuali o di fatto: gli hotel devono essere liberi di offrire prezzi, disponibilità e condizioni diverse sugli altri canali, compreso il proprio sito. Secondo la Commissione europea, dal settembre 2026 Booking.com non usa più i prezzi praticati sugli altri canali per stabilire l'accesso al programma Booking Sponsored Benefit, e i prezzi esterni non pesano sul posizionamento predefinito né sull'accesso ai programmi Preferred e Genius.

Cosa cambia per voi

Il diritto c'è. Il problema, spesso, è che non viene usato: il prezzo diretto è uguale o più alto di quello del portale, oppure è più basso ma non si vede su Google. Una strategia semplice e legittima:

  • una tariffa diretta leggermente più conveniente (o con un vantaggio concreto: colazione, late check-out, cancellazione più flessibile);
  • quella tariffa visibile su Google Hotels, accanto ai portali;
  • un controllo periodico che resti la più conveniente.

Attenzione: questo articolo è informativo e non è una consulenza legale. Per casi specifici, e per i contratti con singole OTA, conviene sentire la propria associazione di categoria o un legale.

Domande frequenti

Booking.com può penalizzarmi se il mio sito costa meno?

Nell'UE il Digital Markets Act vieta a Booking.com misure che ostacolino prezzi diversi su altri canali, compreso il sito dell'hotel. Secondo la Commissione, i prezzi esterni non sono usati per il posizionamento predefinito né per l'accesso ai programmi Preferred e Genius.

La legge italiana vale anche per i B&B e le case vacanza?

La norma del 2017 si riferisce alle imprese turistico-ricettive. Per forme di ospitalità non imprenditoriali conviene verificare il caso specifico con la propria associazione o un consulente.

Posso avere un prezzo più basso anche delle altre OTA, non solo di Booking.com?

In Italia la nullità vale per i patti con qualunque intermediario. Il DMA riguarda invece le piattaforme designate come gatekeeper, oggi Booking.com.

Fonti

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